Un’avventura attraverso le immagini… con qualche riflessione

OLYMPUS DIGITAL CAMERA: Photo by Aeriavirtus

Nell’era della digitalizzazione, un appassionato di fotografia rischia di vivere una grande frustrazione… quella di dimenticare in una o più memorie elettroniche le migliaia di fotografie che ha scattato e pertanto di non permettere agli scatti di far vivere emozioni ad altre persone. Vi posso assicurare che sono anch’io caduto in questa trappola.

Mi sono avvicinato alla fotografia già da piccolo, evidentemente mi sono fatto affascinare dalla macchina fotografica che mio padre portava sempre con sé e da tutti quegli accessori affascinanti che permettevano di fare grandi cose. Un giorno ho ricevuto, finalmente, il permesso di utilizzare la sua macchina fotografica. MA l’euforia si è ben presto trasformata in stress da prestazione… impostavo dei parametri (senza ancora capire troppo cosa fosse l’esposizione o il tempo di scatto… la messa a fuoco e quant’altro) e correvo con il rullino dal fotografo per vedere stampato sulla carta fotografica il prodotto del mio genio, del fotografo e dell’artista che era nascosto in me … Le cose – soprattutto all’inizio – non sono state facili, ma lentamente riesci a ottenere quegli scatti particolari, che danno una speranza alla tua passione … I miei migliori scatti migliori, li conservavo gelosamente in un album da mostrare ad amici e parenti allo scopo di vantarmi dei miei momenti ispirati… in particolare dalla fortuna. Purtroppo anche l’album cartaceo, messo alle strette dalle tecnologie odierne, è caduto nel dimenticatoio… mi guarda e colleziona polvere.

La tecnologia ha infranto la mia reticenza alla “fotografia elettronica” già nel lontano 2004… tanto per provare… puoi fare tutte le foto che vuoi… finito di spendere soldi per rullini e stampa… Vero!

MA, molti anni dopo ti accorgi – aiutato dalla pandemia che ti obbliga a restare a casa – che hai accuratamente salvato decine di migliaia di immagini e che non le hai mai mostrate a nessuno. Sei pigro … chissà dove le ho messe … credevo che fossero qui… nella cartella… le cerco e la prossima volta te le mostro (promessa che difficilmente sarà mantenuta, perché oggigiorno devi essere rapido) … quindi la maggior parte di noi si accontenta di rivedere quelle centinaia, talvolta migliaia, di immagini – spesso ripetute – che abbiamo parcheggiato nel nostro telefonino, in attesa di “scaricarle”, o meglio di perderle definitivamente perché hai dimenticato di salvarle in una “nuvola” di nome Cloud… e il tuo telefonino ha subito un destino inatteso. Un atto rapido, che non permette al cervello di vivere quell’emozione iniziale che ti fa viaggiare con la mente…

Il mio progetto è di riportare alla superficie le immagini che si sono perse nel cimitero di dati che ho creato nei “dischi duri”, nelle memorie esterne con i loro meandri di cartelle e sottocartelle, che la mia fantasia ha strutturato per rendere la ricerca di quell’immagine una caccia al tesoro, che renderebbe difficile la vita al miglior archeologo…

Un viaggio comune alla scoperta dei quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra… come ci relazioniamo, come ci muoviamo e come ci confrontiamo con essi… Un’avventura che desidero condividere con voi tutti, che avrete il piacere di costruire una storia, o lasciar vagare la vostra mente attorno all’immagine che vi propongo. Un’immersione calda nella fantasia e nella voglia di sognare ad occhi aperti… un libro dove le parole sono le immagini.

Buon viaggio!

Pubblicato da aeriavirtus19715312

Smettila di perdere tempo con i corvi. Portali alle tue altezze e svaniranno... quando vuoi sbarazzarti di "zavorra"... alza il "livello". È l'unico modo per liberarti da ingombri inutili e di poco conto!!

21 pensieri riguardo “Un’avventura attraverso le immagini… con qualche riflessione

  1. Comprendo benissimo il punto. Ho valanghe di immagini cartacee e diapositive da scatti fino alla fine degli anni 90. Poi la scoperta della macchina fotografica digitale, fui uno dei primi ad averla in redazione: comodissima, tornavo in sede, scaricavo le foto nel pc della mia postazione e immediatamente pronta per inserirla in pagina (prima si doveva far sviluppare i rullini, passare la fotografia al grafico che la scansionava e la rendeva utilizzabile per l’impaginazione).
    Vero pure che dopo tanti anni mi sono catapultato a una vera e propria caccia al tesoro tra hd esterni, carte memoria o cd/dvd masterizzati con la parte più datata del mio archivio prevalentemente di cronaca. Impresa ardua, ma istantaneamente tornano alla mente ricordi e storie

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    1. Vedo che condividiamo le stesse esperienze nella ricerca “archeologica” delle immagini disperse nei cimiteri di dati, che sono innumerevoli memorie esterne… ho ritrovato migliaia di immagini che ho scattato nella natura e nel mondo dell’aviazione in particolare. Se qualcuno mi avesse domandato quante foto ho scattato… avrei ampiamente sottovalutato la cifra esatta.
      Adesso spero di riuscire a riportarle alla luce in maniera intelligente.

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      1. Ecco, pur sbilanciato tra cronaca e press tour, c’è tanto che ho scattato per miei scopi. E sui numeri riconosco che non saprei quantificare quante foto ho scattato e memorizzato in circa trent’anni (considerando solo il momento digitale non cartaceo e non diapo)

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  2. Bell’articolo: anch’io ho fatto un percorso più o meno simile al tuo, scattando però molto poco in analogico e ricominciando col digitale da non tantissimo.
    Io credo che la soluzione sia il metodo d’archiviazione, come già detto prima e che ora, trovare gente disposta a guardare sfilze di foto (perché purtroppo se ne fanno sempre troppe, visto che costano meno – nulla) non è facile, perciò le si caricano sui social e via.
    La condivisione era bella, ma io ho passato tante serate a guardare foto e diapositive di cui non me ne fregava pressoché nulla, quindi non è tutto “un bel ricordo” quello dei tempi che furono.

    Io mi schiero con la modernità, stavolta! 🙂

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    1. Assolutamente d’accordo con te per la modernità… è solo peccato che a volte delle belle foto finiscono nei meandri elettronici e quindi nel dimenticatoio. Poi spetta a noi saper riproporre le IMMAGINI e di sbarazzarsi di quelle che non hanno nessun senso. 😊

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      1. Un lavoraccio! A volte bisogna usarsi violenza per eliminare l’eliminabile.
        Biosgnerebbe scattare in digitale, pensando di scattare in analogico… con un rullino da 24! 🙂

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  3. Non mi ci far pensare. O meglio: fallo ancora, così assecondo il mio senso di colpa e muovo le chiappe per lavorare davvero sulle tante, anche se non infinite, foto archiviate -cartacee e non.
    L’unico vero rimpianto resterà l’averne fatte poche che valga la pena conservare.
    Ho apprezzato molto il tuo discorso, condivido il pensiero per quanto possibile, avendo cominciato a scattare foto con una minima consapevolezza quando già avevo (la macchina) digitale, e poi il cellulare. Prima c’è stato l’analogico, certo, ma “di famiglia”, scattato per lo più da altri, e una reflex – per esempio – l’ho presa in mano giusto durante un corso di reinserimento lavorativo di due-tre mesi.
    Ho comunque, sul profilo Instagram appena aperto appositamente allo scopo (denise.cecilia.s), precisato che scatto “senza filtri”, ossia senza modifiche pesanti in post-produzione tanto facili proprio su quel social. Un conto è lavorare sulla foto prima e durante lo scatto, ma poi, salvo ritagli: quel che è fatto è fatto. Naturalmente si può voler dare certi effetti a una foto, creare qualcosa che già sconfina nel tecnologico e nell’arte digitale, appunto, ma siamo già un passo oltre, secondo me. Un passo non meno valido, sia chiaro, ma differente.
    Il gioco è divertente proprio perché chiede attenzione.

    Ti ringrazio per il follow. Una bella sorpresa.

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    1. Ti posso assicurare che tutte le foto sono il risultato dello scatto… non ho mai avuto un buon rapporto con i vari programmi e strumenti di correzione. Ho provato un paio di volte a fare qualcosa, ma con risultati molto pessimi… quindi ho lasciato perdere… cerco di impostare al momento dello scatto e mi lascio sorprendere dal risultato. Come dici tu… il gioco è bello perché chiede attenzione.
      Grazie di seguire il mio blog 😊

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